In una camera d’albergo a Berlino, la tensione è già elettrica.
Cocksucker, l’arabo magro e barbuto dalla reputazione sulfurea, è in ginocchio. Nel giro lo conoscono tutti: la sua bocca è una leggenda. Lingua agile, gola profonda, talento da succhiacazzi fuori dal comune. Sa esattamente come far sciogliere un uomo.
Di fronte a lui, Beasty Stallion. Un mostro tedesco di 1,90 m, massiccio, torace villoso e possente, il viso nascosto dietro una maschera che mantiene intatto il suo anonimato. Irradia un’aura dominante pura. Il suo grosso cazzo già mezzo duro si erge, pesante, venato, con un glande magnifico che si scopre appena lo scosta. Le palle piene e pesanti penzolano sotto l’asta, pronte a esplodere.
Senza una parola, Beasty si toglie la cintura. Il cuoio scivola, poi si avvolge saldamente intorno al collo di Cocksucker. La pressione è precisa, controllata. Dominazione chiara. Tira, incoraggia l’arabo ad avvicinarsi e sprofonda il suo grosso cazzo in quella bocca famosa.
Cocksucker non esita un secondo. Apre bene, ingolla, lecca, succhia con maestria da professionista. La lingua gira intorno al glande, scende lungo l’asta, va a cercare le palle che succhia con avidità. Beasty geme dietro la maschera, la mano ferma sulla cintura, e impone il ritmo. Più a fondo. Ancora. Fino in fondo alla gola.
L’arabo si lascia dominare completamente, occhi alzati, bocca piena, bava che gli cola lungo il mento. Succhia come se non avesse mai fatto altro nella vita. Ogni colpo di lingua, ogni movimento della testa dimostra perché lo chiamano Cocksucker.
Beasty accelera, i fianchi sbattono, il grosso cazzo scompare del tutto. Le palle battono contro il mento del succhiacazzi. Poi il culmine. Un grugnito sordo. Sborra profondamente nella bocca di Cocksucker, schizzi densi e caldi che l’arabo ingoia senza perderne una goccia, la cintura sempre tesa intorno al collo.
Due leggende. Un dominante mascherato con un cazzo mostruoso. Un succhiacazzi arabo dal talento ineguagliabile.